La Juve Stabia finisce in amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose. Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato, su disposizione del Tribunale di Napoli, ha eseguito un decreto di amministrazione giudiziaria nei confronti della S.S. Juve Stabia S.R.L., con sede a Castellammare di Stabia. Il provvedimento, previsto dall’articolo 34 del Codice Antimafia, nasce da una complessa indagine condotta dalla Direzione Nazionale Antimafia, dalla Procura di Napoli e dalla Questura partenopea.
L’inchiesta ha messo in luce un sistema di condizionamento mafioso da parte del clan D’Alessandro, storicamente egemone nel territorio stabiese, che avrebbe influenzato diversi settori economici legati alla società calcistica. Tra questi: sicurezza, ticketing, pulizie, servizi sanitari e persino il trasporto della prima squadra fino al 2024.
Le indagini, corroborate anche da intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno documentato una rete di imprese e soggetti vicini al clan coinvolti nella gestione delle attività del club.
Emblematico l’episodio del 9 febbraio 2025, durante la partita Juve Stabia–Bari: tra il personale addetto al filtraggio allo stadio Menti era presente un tifoso già colpito da Daspo.
Inoltre, le verifiche sul ticketing hanno rivelato biglietti intestati a soggetti pregiudicati o con dati alterati, consentendo l’accesso allo stadio a persone legate alla criminalità organizzata.
Le indagini hanno anche evidenziato legami tra la tifoseria organizzata e i clan locali, come emerso durante l’evento pubblico del 29 maggio scorso, quando esponenti ultras con precedenti penali sono saliti sul palco insieme ai dirigenti della società e alle autorità civiche.
La misura dell’amministrazione giudiziaria – di carattere non ablativo – mira a ripristinare legalità, trasparenza e autonomia gestionale della Juve Stabia, interrompendo i circuiti di agevolazione mafiosa e restituendo al club la piena regolarità operativa.


