Il mito di Troisi a 25 anni dalla sua morte.

Massimo Troisi, nato San Giorgio a Cremano il 19 febbraio del 1953. Il padre ferroviere e la madre casalinga. Una famiglia numerosa. Troisi era il più piccolo di sei figli

Sin da piccolo emergono problemi di salute al cuore. Nel 1976, anche grazie a una raccolta fondi promossa dal quotidiano Il Mattino, Troisi vola a Houston per una prima operazione cardiaca.

Il 4 giugno 1994 moriva, ad appena 41 anni.

Avevo 9 anni quando al telegiornale diedero il triste annuncio della morte di Massimo Troisi. Mi è rimasto impresso il silenzio che calò nella stanza e le lacrime dei miei, quella morte era sentita come la perdita di un caro familiare.
Inizio questo articolo condividendo questo personalissimo ricordo su Massimo, con la sua comicità riflessiva ci ha mostrato uno spaccato della società; mostrando tutte le sfumature tutt’ora attuali: timori, dubbi e le incertezze che si stanno tramandando anche alle generazioni future.

Un uomo sensibile con una grande onestà intellettuale.
Come non ricordare il Sanremo del 1981. Massimo si rifiutò di tagliare alcune parti del suo monologo come imposto dagli organi di censura della Rai. Con ironia avrebbe parlato di argomenti intoccabili, tra cui l’Annunciazione e il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in visita ai terremotati dell’Irpinia. Massimo manifestò l’intenzione di voler improvvisare e dichiarò: “Prenderò di mira i soliti bersagli, il potere verso il quale noi meridionali tremiamo. Comunque deciderò quando sarò in onda”.

La Rai propose di tagliare le parti più pesanti, di scrivere tutto l’intervento riducendo al minimo l’improvvisazione, di fare un solo intervento e non tre. Massimo non ci pensò due volte e se andò via da Sanremo.

Massimo non è stato solo un attore, un poeta ma anche un filosofo e maestro di vita. Quando si parla di lui di solito si citano i film ma io ho scelto una poesia di Massimo e di Enzo Decaro :

PULLICENE’

Ma chi l’ha detto

che c’e’ una fata

Che salva i buoni

dai loro guai?

Ma chi l’ha detto che

‘accussi’ va ‘o munno?

L’hanno insegnato a te,

Pullicene’…

Male a chi crede

che va in Paradiso

Solo il pezzente e il ricco avrà il castigo

Male a chi crede

che ‘tant’ è destino

Vivere come te,

Pullicene’

Che t’hanno dato per farti addormentare?

Per letto il cielo e per cuscino ‘o mare…

Poi pe’ mangia’

‘na bella fetta ‘e sole

Ti bastera’…

Che t’hanno dato

pe’ te fa durmi’?

‘o mandulino e

poi Maria Marì…

Ma quella fata

che aspetti da tanto

cercala nella rabbia

‘e chesta gente!

Grazie Massimo per averci regalato pagine cariche di vita, sorrisi, riflessioni senza tempo. Un’eredità umana di cui ne faremo sempre tesoro…resterai sempre eterno nel cuore di tutti noi.

Fabiola Crisci

Fabiola Crisci

Web writer freelance/blogger con la passione della fotografia: ho sempre visto questa opportunità come un mezzo di divulgazione costruttiva.